Consumi di una pompa di calore: conviene davvero rispetto a una caldaia?
Pompa di calore o caldaia? Un confronto trasparente di consumi e spesa per tre case-tipo: contano fabbisogno, SCOP, temperatura di mandata, rendimento e prezzi reali.
“Una pompa di calore consuma troppo: con tutti quei kWh elettrici, non conviene una caldaia?”
È una domanda sensata, ma il confronto fatto solo guardando kWh elettrici da una parte e metri cubi di gas dall’altra porta facilmente fuori strada. Le due tecnologie acquistano energia in unità diverse e la trasformano in calore con rendimenti diversi. Prima ancora, però, c’è una domanda più importante: quanta energia utile chiede davvero la casa per restare confortevole?
La pompa di calore non consuma “poco” o “tanto” in assoluto. Consuma in funzione delle dispersioni dell’edificio, della temperatura di mandata, del clima, della regolazione e del suo rendimento stagionale.
In questo articolo confrontiamo tre case-tipo uguali per dimensione e clima, con numeri dichiaratamente orientativi. L’obiettivo non è promettere un risparmio universale, ma offrire un metodo per capire quando la pompa di calore è competitiva, quando il margine si riduce e quali dati servono prima di decidere.
La risposta breve: spesso sì, ma non per il semplice fatto che è elettrica
Una pompa di calore può fornire 1 kWh di calore usando meno di 1 kWh di elettricità, perché trasferisce calore dall’aria esterna all’edificio. Il rapporto medio sull’intera stagione si chiama SCOP. Se una macchina ha SCOP 3,0, per ogni 3 kWh termici utili consegnati all’impianto assorbe, in media stagionale, circa 1 kWh elettrico.
Una caldaia a condensazione trasforma invece il gas in calore: anche se ben regolata, il suo rendimento reale stagionale non è 100% e cambia con temperatura di ritorno, modulazione, manutenzione e perdite di impianto.
Perciò la domanda utile non è “quanti kWh elettrici consumerò?”, ma:
- quanti kWh termici utili richiede la mia casa in una stagione;
- con quale SCOP realistico lavorerà la pompa di calore;
- con quale rendimento stagionale sta lavorando, o lavorerebbe, la caldaia;
- quanto pago realmente il kWh elettrico e lo Smc di gas, incluse le voci che cambiano al crescere dei consumi.
Il regolamento europeo sull’ecodesign definisce lo SCOP proprio come rapporto tra il fabbisogno annuo di calore di riferimento e il consumo annuo di energia della pompa di calore: è un indicatore stagionale, non il COP di un solo punto di prova. Regolamento (UE) n. 813/2013
Perché non si possono confrontare direttamente kWh elettrici e Smc di gas
Un kWh elettrico acquistato e un metro cubo standard di gas non sono la stessa cosa. Per il gas, la bolletta usa gli Smc e il potere calorifico superiore convenzionale (P): ARERA spiega che P esprime l’energia contenuta in un metro cubo standard. Il valore di riferimento 0,038520 GJ/Smc corrisponde a circa 10,7 kWh/Smc. Glossario ARERA · valori ARERA del gas
Ma nemmeno 10,7 kWh di gas diventano tutti calore in casa: bisogna considerare il rendimento stagionale della caldaia. Allo stesso modo, 1 kWh elettrico non equivale a 1 kWh termico in uscita dalla pompa di calore: entra in gioco lo SCOP.
Le formule essenziali sono queste:
Elettricità annua della pompa di calore [kWh] =
fabbisogno termico utile [kWh] / SCOP reale atteso
Gas annuo della caldaia [Smc] =
fabbisogno termico utile [kWh] /
(10,7 kWh/Smc × rendimento stagionale reale)
Costo del calore della pompa di calore [€/kWh termico] =
prezzo elettrico [€/kWh] / SCOP
Costo del calore della caldaia [€/kWh termico] =
prezzo gas [€/Smc] / (10,7 × rendimento stagionale)
Queste formule confrontano il solo riscaldamento ambiente. Acqua calda sanitaria, cucina, eventuali integrazioni elettriche, quote fisse di fornitura, manutenzione e investimento iniziale sono voci da aggiungere separatamente.
Il metodo dei casi pratici: cosa stiamo confrontando
Per evitare il confronto fra case incomparabili, i tre esempi usano la stessa base.
| Ipotesi comune | Valore usato nel confronto |
|---|---|
| Superficie riscaldata | 120 m² |
| Clima di riferimento | località italiana di fascia climatica E, circa 2.300 gradi-giorno |
| Servizio incluso | solo riscaldamento ambiente, non acqua calda sanitaria |
| Temperatura interna | 20 °C, uso da abitazione principale |
| Pompa di calore | aria-acqua, ben dimensionata e regolata; SCOP coerente con terminali e clima |
| Caldaia | caldaia a condensazione efficiente, correttamente regolata; rendimento stagionale stimato 88–92% |
| Prezzi per lo scenario di spesa | 0,30 €/kWh elettrico e 1,10 €/Smc gas, imposte incluse, usati solo come esempio di calcolo |
I prezzi scelti non sono una previsione né un prezzo nazionale medio. Sono un unico scenario, volutamente semplice, per trasformare i consumi in euro e rendere leggibile il confronto. Le offerte, le imposte, il profilo di prelievo, la potenza impegnata e le quote fisse cambiano da famiglia a famiglia e nel tempo. Per i dati personali conviene partire dalle bollette e confrontare le offerte con gli strumenti messi a disposizione da ARERA e dal Portale Offerte.
Un’avvertenza sulla classe energetica
Le etichette “F/G”, “B/C” e “A” servono qui solo a descrivere tre livelli di fabbisogno plausibili. Non sono una traduzione automatica dell’APE: la prestazione energetica certificata considera l’edificio, gli impianti e i servizi energetici secondo le Linee guida nazionali. DM 26 giugno 2015
In una casa reale, esposizione, ventilazione, ponti termici, abitudini, parti comuni e impianto possono far uscire il consumo dal range. I valori seguenti sono quindi una stima di ordine di grandezza, non un dimensionamento né un attestato di prestazione.
Tre case, stesso clima e superficie: i numeri del confronto
Caso 1 — abitazione molto disperdente, indicativamente F o G
Immaginiamo 120 m² con involucro poco isolato, serramenti datati e radiatori che nei giorni freddi chiedono una mandata piuttosto alta. Il fabbisogno utile per riscaldamento può collocarsi, in questo esempio, fra 180 e 230 kWh/m² anno, cioè fra 21.600 e 27.600 kWh termici annui.
Una pompa di calore può funzionare anche qui, ma non va valutata con lo SCOP da catalogo alla condizione più favorevole. Se terminali, temperatura di mandata e clima portano lo SCOP reale atteso nell’intervallo 2,4–3,0, il consumo elettrico stimato è 7.200–11.500 kWh/anno. La caldaia, con rendimento stagionale 88–92%, richiederebbe circa 2.200–2.930 Smc/anno.
| Caso molto disperdente | Pompa di calore | Caldaia a condensazione |
|---|---|---|
| Fabbisogno utile considerato | 21.600–27.600 kWh termici | uguale |
| Rendimento usato | SCOP 2,4–3,0 | 88–92% |
| Energia acquistata stimata | 7.200–11.500 kWh elettrici | 2.200–2.930 Smc gas |
| Spesa energia nello scenario indicato | circa 2.160–3.450 € | circa 2.420–3.220 € |
Qui il vantaggio della pompa di calore può essere piccolo, nullo o presente a seconda della mandata e dei prezzi effettivi. Se per scaldare la casa servono spesso 55–60 °C, lo SCOP scende; se inoltre entra spesso una resistenza elettrica, il confronto va rifatto includendola. Una casa molto disperdente non è automaticamente “vietata” alla pompa di calore, ma richiede un progetto più attento: verifica della potenza ai giorni freddi, radiatori, portate, curva climatica, potenza elettrica disponibile e possibilità di ridurre prima le dispersioni.
Caso 2 — abitazione intermedia, indicativamente B o C
Pensiamo ora a una casa con isolamento discreto, infiltrazioni più controllate e terminali che possono lavorare a temperatura moderata. Un range didattico ragionevole è 75–110 kWh/m² anno, ossia 9.000–13.200 kWh termici annui per 120 m².
In queste condizioni una pompa di calore ben progettata può lavorare con SCOP 3,0–3,7. Il consumo elettrico stimato è 2.430–4.400 kWh/anno; per la caldaia diventano circa 915–1.400 Smc/anno.
| Caso intermedio | Pompa di calore | Caldaia a condensazione |
|---|---|---|
| Fabbisogno utile considerato | 9.000–13.200 kWh termici | uguale |
| Rendimento usato | SCOP 3,0–3,7 | 88–92% |
| Energia acquistata stimata | 2.430–4.400 kWh elettrici | 915–1.400 Smc gas |
| Spesa energia nello scenario indicato | circa 730–1.320 € | circa 1.010–1.540 € |
Questo è il contesto in cui il confronto tende più spesso a diventare favorevole alla pompa di calore: non perché la casa sia “elettrica”, ma perché l’impianto riesce a consegnare il calore con acqua relativamente tiepida e la macchina mantiene un buon rendimento anche nella stagione fredda.
Caso 3 — abitazione efficiente, indicativamente classe A
Infine, consideriamo una casa recente o riqualificata in modo efficace, con involucro performante e impianto a bassa temperatura. Il fabbisogno di solo riscaldamento può stare, nel nostro esempio, tra 25 e 45 kWh/m² anno, quindi 3.000–5.400 kWh termici annui.
Con mandata bassa e corretta regolazione, uno SCOP 3,5–4,5 è un intervallo di lavoro da verificare sulla macchina e sul luogo. Il consumo stimato della pompa è 670–1.540 kWh elettrici; la caldaia richiederebbe circa 305–575 Smc/anno.
| Caso efficiente | Pompa di calore | Caldaia a condensazione |
|---|---|---|
| Fabbisogno utile considerato | 3.000–5.400 kWh termici | uguale |
| Rendimento usato | SCOP 3,5–4,5 | 88–92% |
| Energia acquistata stimata | 670–1.540 kWh elettrici | 305–575 Smc gas |
| Spesa energia nello scenario indicato | circa 200–460 € | circa 335–630 € |
Il costo del calore della pompa tende qui a essere più basso, ma il fabbisogno assoluto è già contenuto. Per questo non è corretto dedurre dal solo risparmio annuo che qualunque sostituzione abbia lo stesso tempo di ritorno: contano prezzo di acquisto, opere accessorie, permanenza nell’immobile e uso dell’acqua calda sanitaria. In una casa molto efficiente, ridurre ulteriormente una bolletta già piccola richiede valutazioni economiche particolarmente lucide.
Cosa raccontano davvero i tre casi
| Tipo di casa | Dove la pompa di calore tende a essere competitiva | Dove il vantaggio si assottiglia |
|---|---|---|
| Molto disperdente | terminali migliorati, mandata abbassata, interventi sull’involucro, macchina verificata alla temperatura di progetto | radiatori piccoli, mandata elevata per molte ore, integrazione elettrica frequente, uso intermittente con recuperi aggressivi |
| Intermedia | buona regolazione climatica, radiatori generosi o ventilconvettori, temperatura di mandata moderata | impianto sbilanciato, curva climatica troppo alta, macchina sovra/sottodimensionata |
| Efficiente | impianto radiante o altri terminali a bassa temperatura, carichi ben gestiti | il risparmio assoluto è limitato dal basso fabbisogno; le opere iniziali pesano di più nella scelta |
Il fabbisogno annuo e la potenza di picco non sono la stessa cosa. Il primo dice quanta energia serve in tutta la stagione; la seconda dice quanta potenza deve essere disponibile durante il giorno più freddo di progetto. Una casa può avere consumi stagionali moderati ma una punta impegnativa, oppure il contrario. Per scegliere la macchina non basta dividere gli Smc dell’ultima bolletta per qualche coefficiente: serve verificare la potenza resa dalla pompa alla temperatura esterna e alla mandata realmente richieste.
La temperatura di mandata è spesso il vero spartiacque
La pompa di calore lavora meglio quando deve produrre acqua meno calda. Non significa che radiatori e pompa di calore siano incompatibili: molti radiatori esistenti, se generosi e ben bilanciati, riescono a coprire il carico con temperature più basse di quelle usate da una vecchia caldaia.
La verifica corretta si fa nelle giornate fredde: qual è la mandata minima che mantiene il comfort? Come varia la potenza resa dalla macchina a quella mandata? Quante ore di sbrinamento o integrazione sono previste? Un COP puntuale favorevole a 7 °C esterni e acqua a 35 °C non basta a descrivere un edificio che richiede 55 °C quando fuori fa freddo.
Anche la caldaia a condensazione beneficia di ritorni più freddi: il confronto non deve quindi attribuire alla caldaia un rendimento teorico perfetto e alla pompa una prestazione penalizzata. Entrambe vanno considerate nel loro funzionamento stagionale reale.
Il punto di pareggio: una formula più utile di uno slogan
Per sapere quando il costo operativo della pompa è inferiore a quello della caldaia, si può usare questa soglia:
Prezzo elettrico di pareggio [€/kWh] =
SCOP × prezzo gas [€/Smc] / (10,7 × rendimento stagionale caldaia)
Esempio puramente illustrativo: con gas a 1,10 €/Smc, rendimento della caldaia 90% e SCOP 3,0, il punto di pareggio è circa 0,34 €/kWh elettrico. Sotto quella soglia, limitandosi ai costi variabili del riscaldamento, la pompa di calore costa meno per ogni kWh termico prodotto; sopra, costa di più. Con SCOP 2,4 la soglia scende a circa 0,27 €/kWh: ecco perché mandata, involucro e regolazione possono cambiare il risultato.
La formula non sostituisce una simulazione completa, ma rende visibile il punto: non esiste un rapporto fisso fra prezzo della luce e convenienza della pompa di calore.
Come fare un confronto sulla propria casa in cinque passaggi
- Separare i consumi. Recuperare almeno una o due stagioni di bollette e distinguere, per quanto possibile, riscaldamento, acqua calda sanitaria e cucina. I dati storici delle forniture sono consultabili anche nel Portale Consumi ARERA.
- Stimare il calore utile. Non assumere che tutti gli Smc della bolletta siano riscaldamento: correggere per gli altri usi e applicare un rendimento stagionale prudente alla caldaia esistente.
- Verificare terminali e mandata. Radiatori, pavimento radiante, ventilconvettori, portate e bilanciamento decidono la temperatura dell’acqua necessaria.
- Usare il dato della macchina alla condizione reale. Chiedere le curve di potenza e COP/SCOP del modello considerato, includendo la località, la temperatura di progetto e l’eventuale integrazione. L’ENEA richiama requisiti tecnici e documentazione specifici per le pompe di calore ad alta efficienza: il progetto non va sostituito da un valore generico. Vademecum ENEA
- Confrontare gli euro in modo coerente. Inserire prezzi delle proprie bollette, quote fisse, eventuale aumento di potenza elettrica, manutenzione, eliminazione o mantenimento del contatore gas e costo delle opere. Solo dopo ha senso valutare un eventuale incentivo vigente, verificandolo alla data dell’intervento su fonti ufficiali.
Quando conviene intervenire prima sull’involucro
In una casa molto disperdente, isolamento di copertura o pareti, correzione dei ponti termici, tenuta all’aria, serramenti e ventilazione non sono semplicemente “lavori in più”. Possono ridurre sia l’energia stagionale sia la potenza di picco e, soprattutto, abbassare la temperatura di mandata richiesta dai terminali.
Questo non significa che si debba sempre completare ogni intervento edilizio prima di sostituire il generatore. A volte un sistema ibrido, una pompa di calore dimensionata per una parte del carico o un intervento per fasi è una scelta sensata. Significa però che promettere la stessa convenienza in qualunque casa sarebbe scorretto: prima si definisce il percorso sull’edificio, poi si dimensiona l’impianto sul risultato atteso.
I limiti di questi esempi
I numeri non comprendono acqua calda sanitaria, raffrescamento, fotovoltaico, accumulo elettrico, costi di capitale, manutenzione, canoni fissi, variazioni tariffarie o comportamenti particolari di utilizzo. Non considerano neppure la diversa distribuzione oraria dei consumi, che può incidere sia sulla bolletta sia sull’autoconsumo fotovoltaico.
Una bolletta reale può quindi essere diversa anche se il calcolo è corretto. Il metodo resta però valido: partire dalla domanda di calore dell’edificio, stimare il rendimento stagionale di ciascun sistema e applicare prezzi verificabili. È molto più affidabile che confrontare una lettura in kWh con un numero di Smc senza contesto.
Conclusione: il terzo falso mito non è “consuma troppo”, ma “basta guardare la bolletta”
La pompa di calore può essere molto competitiva rispetto a una caldaia, soprattutto quando l’edificio e i terminali le permettono di lavorare a bassa temperatura e con buon SCOP. In una casa inefficiente il vantaggio può ridursi, e il progetto deve valutare con più attenzione involucro, potenza di picco e integrazioni. In una casa efficiente i consumi sono piccoli per definizione: anche lì la scelta va letta insieme all’investimento complessivo.
È questo il filo che chiude la trilogia: in clima freddo conta il progetto, nella gestione quotidiana conta la regolazione, nel confronto economico contano i dati giusti. Non esistono pompe di calore che consumano “sempre troppo” o caldaie che vincono “sempre”: esistono edifici, impianti e tariffe da mettere nello stesso conto.
Domande frequenti
Una pompa di calore da 8 kW consuma 8 kWh ogni ora?
No. Gli 8 kW indicano in genere una potenza termica nominale in determinate condizioni, non un assorbimento elettrico costante. L’assorbimento dipende dalla potenza termica richiesta in quel momento e dal COP; inoltre la potenza resa cambia con temperatura esterna e mandata.
Con i radiatori la pompa di calore conviene per forza meno?
Non per forza. I radiatori possono richiedere mandata più alta, ma la verifica va fatta su dimensione, portate, temperatura esterna e comfort reale. Prima di escludere la soluzione, è utile verificare a quale mandata l’abitazione mantiene la temperatura nei giorni freddi.
Il fotovoltaico rende la pompa di calore sempre conveniente?
Riduce il costo dell’elettricità solo nella quota di energia realmente autoconsumata. In inverno la produzione solare e il fabbisogno di riscaldamento non coincidono sempre; non va quindi conteggiata tutta l’elettricità della pompa come gratuita.
Valutazione impianto
Vuoi confrontare consumi e prestazioni sulla tua casa?
Una valutazione tecnica può mettere in relazione dispersioni, terminali, temperatura di mandata, curve della macchina e dati di consumo prima di scegliere tra pompa di calore, caldaia o un intervento per fasi.